«Occorre innanzitutto precisare che il termine Meditazione oggigiorno è decisamente abusato. Nell’uso corrente si fanno rientrare in tale categoria un numero vastissimo di pratiche che vanno da un vero e proprio “lavoro sul corpo” ad un metodo di concentrazione mentale, da una sorta di autoanalisi fino a giungere, finalmente, alla completa trascendenza.
È pur vero però che in tutte le tradizioni sono stati creati degli stratagemmi per facilitare anche quest’ultimo fine, ma questi andrebbero [chiamati], a mio avviso, [“esercizi”] e non “meditazione”, come tendono invece a fare numerose scuole contemporanee: è cioè fondamentale non confondere il fine con i mezzi. Nella mia accezione quindi intendo principalmente un processo che verte, in fondo, al trascendere ogni metodo ed ogni conoscenza, un percorso che porta alla vacuità. […]
Dice Zhuang Zi:
Non guardate nulla, non ascoltate nulla e mantenete il vostro spirito nella quiete: il vostro corpo si perfezionerà da sé. Siate calmo e puro, non affaticate il vostro corpo, non agitate la vostra anima e vivrete a lungo. Che i vostri occhi non vedano nulla, che i vostri orecchi non odano nulla, che il vostro spirito non conosca nulla, che la vostra anima vegli sul vostro corpo, allora vivrete a lungo. Vegliate sul vostro interiore, chiudetevi a ciò che vi è esteriore. Perché volere troppo apprendere porta alla rovina. Venite con me al di là della grande luce e giungerete alla sorgente della luce suprema. Oltrepassate con me la porta dell’oscurità e scenderete alla sorgente della oscurità suprema. […] Applicatevi soltanto a vegliare sulla vostra persona e tutti gli esseri fioriranno da soli. Io mi ricollego all’unità originaria dell’universo e adotto l’armonia dell’oscurità e della luce: per questo ho coltivato la mia persona per milleduecento anni senza che il mio corpo ne sia stato affaticato.
Questo, oltre ad essere un riferimento all’atteggiamento del Saggio […], è soprattutto un insegnamento sulla Meditazione. Essa è unicamente una veglia sulla quiete, sulla calma, sulla purezza ed esclusivamente sull’interiore, senza volontà né conoscenze.
[…] La Meditazione [non è una pratica del corpo, della mente o del Soffio!]. Questo non significa che in essa non esistano né corpo, [né mente,] né Energia, ma che questi sono solo dei passaggi su cui non soffermarsi, per non cadere nell’attaccamento a manifestazioni fittizie dell’essere. Dice infatti lo Schipper che “la viva luce”, “il puro chiarore”, “la perla fiammeggiante”, è un fenomeno noto a tutti coloro che hanno praticato in modo serio la meditazione, o anche lo Yoga, il TaiJi Quan, ecc. La comparsa di questa luce corrisponde, in alcune religioni, all’illuminazione o allo stato di grazia. Ma il taoismo sembra non darle la stessa importanza. La pone sempre in rapporto a un’altra cosa. L’importante, per il taoismo, si trova nella domanda: “E dopo?”. Il fenomeno della luce bianca è solo il segno che tutto va bene all’interno, che “i pensieri calcolatori e strategici” sono stati allontanati; questo segno non ha valore spirituale in sé, e soprattutto non bisogna cercare di servirsene […] la “luce bianca” risulta dalla purificazione dello Spirito, è l’emanazione spontanea della nostra forza vitale, del Soffio Originale (Yuan Qì), non è la manifestazione dello Spirito (Shen). In quanto “segno”, questa luce è «la prova della comunicazione totale, il testamento dell’insegnamento senza parole» (Schipper)»