La Meditazione (pg. 2)


«[…] la meditazione. Questa parola è stata usata sia in Oriente che in Occidente in modo molto poco felice. Ci sono diverse scuole di meditazione, metodi e sistemi diversi. Ci sono i sistemi che dicono: «guardate il movimento del vostro alluce, guardatelo, guardatelo, guardatelo»; ci sono altri sistemi che sostengono la necessità di sedersi in una determinata posizione, di respirare con una certa regolarità o di praticare la consapevolezza. Tutto ciò è assolutamente meccanico. Un altro metodo vi suggerisce una parola e vi dice che se la ripeterete proverete qualche straordinaria esperienza trascendente. Questa è una vera e propria sciocchezza. È una forma di auto-ipnotismo. Col ripetere Amen, oppure Om, oppure Coca-Cola incessantemente, naturalmente proverete una certa esperienza, perché, col ripetere, la mente diventa tranquilla. È un fenomeno molto ben conosciuto che è stato praticato per migliaia di anni in India – è chiamato Mantra Yoga. Col ripetere potete indurre la mente ad essere mite e cedevole ma essa è ancora vuota, scadente, limitata. Potete anche mettere un pezzo di legno che avete raccolto in giardino sulla cappa del camino e offrirgli un fiore ogni giorno. Entro un mese finirete per adorarlo e non mettergli un fiore davanti diventerà un peccato.

La meditazione non segue alcun sistema; non è una costante ripetizione o una imitazione. La meditazione non è concentrazione. Una delle mosse preferite di alcuni maestri di meditazione è di insistere affinché i loro allievi imparino la concentrazione – cioè, fissare la mente su un pensiero e allontanare tutti gli altri. È una stupidaggine, una cosa sgradevole che ogni studente deve fare perché vi è costretto. Significa che siete sempre in lotta, da un canto con l’insistenza di dovervi concentrare, e dall’altro con la vostra mente che desidera vagare per ogni tipo di cose, mentre dovreste essere attenti ad ogni movimento della mente ovunque essa vaghi. Quando la vostra mente se ne va lontano vuol dire che siete interessato a qualche altra cosa.

La meditazione richiede una mente straordinariamente pronta; la meditazione è la comprensione della totalità della vita in cui ogni forma di frammentazione viene a cessare. La meditazione non è controllo del pensiero, poiché quando il pensiero è controllato si genera un conflitto nella mente, ma quando comprendete la struttura e l’origine del pensiero […], allora il pensiero non interferirà. Proprio la comprensione della struttura del pensiero è la sua propria disciplina, che è meditazione.

Meditazione è essere consapevoli di ogni pensiero e di ogni sentimento, senza mai dire se è giusto o sbagliato ma solamente osservarlo e muoversi con esso. Mentre osservate cominciate a comprendere l’intero movimento del pensiero e del sentimento. E da questa consapevolezza giunge il silenzio. Il silenzio creato dal pensiero è ristagno, è morte, ma il silenzio che viene quando il pensiero ha compreso il proprio principio, la propria natura, ha compreso come ogni pensiero non è mai libero ma è sempre vecchio – questo silenzio è meditazione in cui colui che medita è completamente assente, poiché la mente si è vuotata del passato.

[…] La meditazione è uno stato mentale in cui si guarda una cosa con attenzione completa, in modo totale, senza limitarsi a una parte di essa. E nessuno vi può insegnare come fare ad esser attenti. Se qualche sistema vi insegna come fare ed esserlo, allora voi siete attenti al sistema e quella non è vera attenzione. La meditazione è una delle più grandi arti della vita – forse la più grande, e non si può assolutamente impararla da qualcuno, questa è la sua bellezza. Non c’è tecnica e quindi non c’è autorità»


J. Krishnamurti


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